Protocolli

Morte improvvisa di una figura importante in ambito scolastico.

Istituzioni: non dite nulla ai vostri figli, vi diremo noi cosa fare.

Io, scettica, trattengo lacrime e parole davanti ai bambini. So essere una testa di cavolo, ma sono anche in grado di avere rispetto per ciò che non condivido, tanto più se si tratta della scuola. Per cui, a cuccia.

Istituzioni 2.0: potete dire ai bambini solo che la tale persona è assente per ‘x’ motivo e nient’altro. Seguirà rigido protocollo con psicologi.

Io, sempre più scettica, decido che ai miei figli per il momento non dico proprio nulla, perché quella piccola bugia mi infastidisce.

Gruppo mamme: mi raccomando tutte presenti all’incontro con gli psicologi.

Io: non potrò partecipare. Altre mamme: dai, ma è importante, lo fanno per noi.

Io, al livello massimo di scetticismo, ignoro l’incontro. Per come sono io, mi basta un riassunto. I commenti del 90′ li lascio agli altri.

Giorno dopo, esito incontro: gli psicologi hanno detto che potete dare la notizia ai bambini.

Nooo, ma dai?! Cioè il misterioso protocollo consisteva nel dare un’unica versione a tutti i bambini anticipando la notizia del lutto con una bugia che li preparasse prima? E non potevano dirlo semplicemente da subito?

E vabbè, chissà che mi aspettavo. Forse ormai lo avrete capito che sono scettica un po’ su tutto, al punto da essere antipatica, lo so.

Infatti quando dovevo scegliere il mio nickname per il blog, ero indecisa tra scettica e bisbetika, poi ha prevalso l’aggettivo che rispecchiava maggiormente le mie caratteristiche.

Ora che vi ho descritto che brutta persona sono, non mi stupirò se smettere di seguirmi. 🙄

Comunque, scherzi a parte, in definitiva comprendo l’atteggiamento della scuola di voler proteggere i bambini e di assicurarsi che anche i genitori agiscano seguendo le direttive scolastiche. Solo penso che anni fa non c’erano tutte queste procedure per tutto e si cresceva lo stesso bene.

Non ho mai pensato che la psicologia fosse riduttivamente la scienza che cura i pazzi o le persone eccessivamente problematiche, ma condivido che possa essere un valido aiuto anche solo per migliorare la nostra vita. Detto ciò, nel caso specifico che ho trattato prima, sono sincera, mi è sembrato che se ne sia fatto un uso pò eccessivo.

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28 commenti

  1. fosse stato un episodio di violenza lo capirei, ma la morte non si può nascondere neppure ai bambini; meglio la verità detta con modalità e sensibilità che ogni bambino necessita ( penso che una madre consapevole e responsabile sappia farlo nei confronti della propria creatura )

  2. Mia cara, dopo questo post, hai una follower accanita, sappilo!!! Ritengo che dire la verità, certo, con il giusto tatto e delicatezza, è una delle cose migliori che si possa fare, anche con i bambini. Purtroppo di questi tempi, la verità spaventa anche gli adulti, quindi si cerca di sviare, di minimizzare, di fingere, ma ovviamente sono tutte strategie che lasciano il tempo che trovano. La verità è luce e la luce è la cosa migliore che si possa augurare a qualsiasi essere umano, in primis un bambino. ❤

    1. Grazie Elena. Di contro, devo dire che a volte sono troppo sincera con i miei figli… così come con altre persone, col rischio di ferirle o farle allontanare. Purtroppo anche essere eccessivamente onesti può diventare un problema, ma con le persone a cui tengo non posso farne a meno, per cui non mi resta che continuare a lavorare sui modi… 💁🏼‍♀️.
      Grazie per il tuo commento, sono contenta di poter condividere il valore dell’onestà!

      1. Personalmente ho archiviato questo problema, che in un mondo dove l’onestà sembra quasi dover essere una colpa, chi la porta nel cuore farebbe meglio a preservarla senza patemi, che ce n’è tanto bisogno!! Soprattutto come esempio per i più piccoli, che credimi, nel caso dei tuoi bambini sono fortunati!! L’essere schietti e sinceri non deve preoccuparci, che non è il giudizio altrui che fa la differenza, ma come agiamo ognuno nella quotidianità della vita. ❤

  3. Hai perfettamente ragione . Poi, mentire per prendere tempo ..è dannoso. I bambini si accorgono sempre . Facile che la prendano come una cosa di cui non si puo’ parlare , da nascondere. Ma da noi è ancora così. E di certo questi comportamenti non sono “amore” ma manipolazioni ..scusami ma io non ci vedo protezione .

    1. Io credo che ogni genitore debba essere spontaneo con i propri figli. Sia nel dire le verità, che nel dire le non-verità.
      Io stessa nel parlare del padre dei miei figli non dico loro tutta la verità. Li farei soffrire ancora di più, temo, e poi rischierei di alimentare sentimenti negativi verso di lui (o di me!). Però ho necessità di sentirmi spontanea con i miei bambini, di condividere con loro ciò che sento di poter condividere e nel modo in cui sento di poterlo fare. Invece rispettare dei protocolli mi sembra renda tutto troppo artificiale. Comunque mi rendo conto che magari dal punto di vista della scuola, si voleva uniformare il modo di dare l’informazione. Le intenzioni magari erano anche buone e molti genitori l’hanno trovato un metodo utile, quindi alla fine un modo giusto per tutti non esiste mai.

    1. Una bisbetika scettica non la raccomando a nessuno!
      Comunque si, è vero, i lutti possono capitare anche nella sfera privata, a quel punto se non c’è un protocollo da seguire non lo si dice? E pensare che io ingenuamente il giorno in cui l’ho saputo mi sono fermata pure davanti al manifesto apposto proprio davanti alla scuola… e ho dovuto fare finta di niente e distrarre mio figlio per evitare che mi chiedesse qualcosa… . Mi è sembrata una cosa troppo strana, io avrei voluto condividere con lui la mia tristezza e mi sarebbe sembrato più naturale che aspettare il via di altre persone per diglielo. Comunque a scuola funziona così evidentemente, non potevo che adeguarmi. Voi bloggers siete molto comprensivi nei miei confronti, ma nella realtà dubito che incontrerei la stessa tolleranza, soprattutto nei gruppi delle altre mamme!

  4. Una verità pesante va, a mio parere, detta piano piano ai bambini.
    Ma negare loro la verità, non dirgliela, o mentire, è assolutamente sbagliato.
    Poi loro capiranno piano piano (dipende dall’età che hanno e dal fatto che abbiano già affrontato o meno qualche dipartita in ambito familiare).

    Io questi psicologi… a volte non li capisco.

    1. Il bello è che lo psicologo non ha fatto praticamente nulla verso i bambini, ha solo spiegato ai genitori cosa e come dire una piccola bugia preparandoli alla verità che poi, alla fine, ogni genitore ha detto a modo proprio. Chi piangendo, chi in modo apprensivo, chi esitando, ecc. Quindi, praticamente, potevamo farlo anche senza alcun aiuto, perchè avremmo fatto lo stesso.
      Oddio, non è che sia stata una cosa del tutto negativa, ma un conto è dare un supporto psicologico, altro è vietarmi di affrontare una cosa così importante con mio figlio a modo mio.
      Su questo non sono stata d’accordo fin dall’inizio, ma credo che sia comunque importante che i bambini seguano le stesse direttive in ambito scolastico. Quindi… ho pazientemente aspettato il mio momento. Che potevo fare? Immagini se mio figlio l’avesse saputo prima degli altri e fosse andato in classe dicendo ai compagni che una persona a cui sono tanto affezionati è volata in cielo? Mi avrebbero linciata!

      1. Occasioni luttuose le abbiamo avute anche nella mia “famiglia allargata”, con bambini piccoli messi di fronte ad un fatto cui nessuno era preparato.
        Non credo esistano regole, ma negare una verità o una evidenza lo trovo sbagliato. Ai nostri bambini/figli abbiamo sempre detto tutto, magari con delicatezza e metafore.

  5. Si pensa che i bimbi non “sentano” il cambiamento, un’assenza importante. Tutte ste prassi non le concepisco. La morte è parte integrante della vita e si ripresenterà parecchie volte nell’arco dell’esistenza. È meglio una brutta verità che una mediocre bugia.

    1. Lo penso anch’io. A volte però ho paura di essere troppo cruda con i miei figli, anche se loro già capiscono molto più di quanto mi aspetto e lo capisco dalle domande che mi pongono, che molto spesso mi lasciano senza fiato. Così va a finire che cedo anch’io alla tentazione di dire delle mezze verità, per cavarmela. Spiegare ad un bambino che dopo la vita non c’è nulla (per il mio punto di vista di atea) è per me troppo duro ed in realtà non so se ho più paura di spaventare i miei figli o me stessa. Comunque, per ora, gli sto ancora addolcendo la pillola, raccontando che oltre la vita terrena c’è un posto bello in cui vanno a finire le anime delle persone che non ci sono più e che da lì ci guardano e si prendono cura di noi. Mi sembra un modo più delicato e graduale di prendere coscienza ed abituarsi che quella persona non sarà più presente fisicamente nella nostra vita, ma potremo comunque continuare a restarvi connessi tramite i pensieri e la fantasia.
      Come giustamente hai espresso anche tu, la morte fa parte della vita e ci saranno altre perdite purtroppo, quindi è un percorso di accettazione che ad ognuno di noi tocca affrontare prima o poi, a qualsiasi età.

    1. Hai ragione Vale, l’ho sempre pensato. Affrontare il discorso della morte con un bimbo di pochi anni non è semplice, ma credo sia più difficile per noi adulti che per i bambini stessi. Anzi, il più delle volte siamo noi adulti a complicare le cose, pensando che i bambini non siano in grado di capire o affrontare tutto ciò che gli accade intorno.

  6. Sono perfettamente d’accordo con te. Quando ero piccola e la mia adorata prozia morì, non me lo dissero subito. Era stato il mio primo vero appuntamento con la morte. Io sentivo che qualcosa non andava e per caso ascoltai papà che parlava con qualcuno dicendo che si era spenta come una candela 🕯 io allora capii e realizzai che mi aveva detto una bugia, non potevo crederci, anche se lo aveva fatto a fin di bene. Fu un lutto terribile per me, la mia adorata zia Nina mi aveva lasciato per sempre…
    Credo proprio che essere genitore sia il mestiere più difficile del mondo!

    1. Già, ma quanto è importante poter condividere un lutto con i propri cari! Invece venirlo a sapere dopo, o per caso, non è la stessa cosa. Certo, poi ogni genitore conosce i propri figli, per esempio io difficilmente porterei un bambino ad un funerale, però dipende anche lì. Fare il genitore non è mai facile, questo è sicuro. Come fai fai, rischi di sbagliare!

      1. I miei hanno sempre cercato di proteggermi, continuano tuttora a farlo. Di sicuro hanno fatto del loro meglio, ma si sbaglia qualcosa inevitabilmente, siamo umani. L’importante è mettercela tutta e di sicuro tu lo fai e sono certa che fai molto bene. Un abbraccio 🥰

  7. Come hai ben detto, una volta non c’erano tutte ste manfrine e pippe mentali e si cresceva bene lo stesso. Non so per quale ragione ma negli ultimi anni si è sviluppato sto concetto secondo cui i bambini devono essere tenuti in una campana di vetro e trattati come se fossero dei deficienti. Il risultato è che poi finiscono per crescere e diventare davvero dei deficienti…

    1. Non comprendo infatti questo fenomeno del tenere i bambini sotto una campana di vetro o ritenerli ‘incapaci’ di capire o affrontare certi avvenimenti, quando con tutti gli stimoli e le informazioni che hanno oggi in più rispetto a noi o ai bambini del passato in generale, difficilmente li si può considerare ‘non pronti’ alla realtà.
      Che poi lo so che la pedagogia e la psicologia sono scienze utilissime, ma non si può pensare che tutto ciò che è al di fuori di un manuale sia sbagliato. Perché altrimenti fino ad ora, senza manuali, come siamo cresciuti?

      1. La mia opinione è che si, saranno anche utili ma, spesso finiscono per seguire delle “mode” culturali che impongono stili di vita non sempre validi. Io almeno ho questa impressione e se ripenso alla mia infanzia e i paradigmi odierni mi sa che i miei genitori sarebbero finiti all’ergastolo e molti insegnanti sarebbero stati crocefissi!

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