Spiritualità

La mia riflessione è partita da un’emozione scaturita dall’ascolto di alcuni canti religiosi andati in onda su una radio inglese.

Quei canti, ascoltati durante la mia camminata di questa domenica mattina, hanno assunto una connotazione quasi magica mentre guardavo la natura intorno a me, gli alberi che si piegavano dolcemente sulla pista, le siepi tagliate in maniera irregolare, ma perfettamente adatte ad un luogo naturale come il parco, il verso degli uccelli che potevo sentire nonostante le cuffie e l’aria fresca che mi entrava a pieni polmoni.

Per il percorso interiore che ho fatto, non potrei aderire ad una qualche religione e non mi sembra nemmeno realistica l’idea di una divinità dalle sembianze o caratteristiche umane. Mi piace molto più l’idea di una spiritualità soggettiva, in cui ciascuno di noi, senza l’intermediazione di una qualche formazione religiosa, si mette in contatto con una ‘divinità’ naturale. Coltivare il proprio lato spirituale è qualcosa che può dare molta forza, promuove la meditazione e l’introspezione. Aiuta a dare un senso a ciò che sembra non averne, a gestire il dolore, la paura, l’insicurezza e tutte le prove che la vita ci mette di fronte.

Ricordo che una volta sono stata parecchio male. Sono stata diversi giorni in ospedale ed ogni tanto passavano dei volontari a chiedere se avevo bisogno di qualcosa, ma una volta passò anche una specie di prete. Non so esattamente che ruolo avesse, ma era di origine cattolica. Nonostante il mio approccio ateistico, in quel momento della mia vita, per un giorno, lì in quell’ospedale, le parole di quell’uomo mi hanno confortata. La religione, in quel frammento di vita in cui non sapevo esattamente cosa mi stesse succedendo, mi ha aiutata. Era ciò di cui avevo bisogno: credere in qualcosa che mi facesse sentire parte del tutto, accolta, capita, protetta, sostenuta. E mi piacque, in quelle poche ore in cui durò, l’idea che potesse esserci una vita oltre a questa. In realtà mi sono sentita un pò come quelle persone che non credono in Dio per tutta la vita finché in punto di morte decidono di confessarsi per aspirare al Paradiso.

Diciamo che forse ciò che mi ha spinta ad avvicinarmi a Dio in quell’occasione sarà stata anche la paura di morire e non poter dare un senso alla fine della vita. Ma mi succede anche quando entro in una chiesa (molto raramente), specialmente se mi capita di assistere ad una messa. Da un lato sono convinta di sentire prediche dettate esclusivamente dalla mente (e dall’interesse) di qualche essere umano, ma dall’altro vedere come la religione riesca a tenere riunite tante persone (oggi sempre meno comunque) sopperendo a tante mancanze della società, mi fa un certo effetto. La mia domanda è: fuori dalla chiesta c’è un’istituzione altrettanto potente? Per quanto mi riguarda no. Nessun raggruppamento politico, sindacale, associativo, istituzionale o sportivo riesce a fare quello che fanno le chiese (in buona ed in cattiva fede).

Resta comunque il fatto che dalla prima comunione in poi, ho smesso di frequentare l’ambiente religioso. Non critico chi crede. Non mi ritengo superiore a chi crede. Non disdegno nemmeno ogni tanto entrare in una chiesa, restare in ascolto, pregare. Ma sono dell’idea che ognuno di noi debba trovare la propria ‘via spirituale’. Io non ci sono ancora riuscita, ma sicuramente le mie camminate all’aria aperta aiutano.

Hallelujah – Lucy Thomas

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10 commenti

  1. Io credo che quando si vivono momenti di sofferenza molto intensi, si spalanchi dentro qualcosa e il desiderio del divino si faccia ancora più intenso.

    Dico questo anche se – come te – non credo in Dio inteso come Entità Superiore che abita i Cieli.
    Eppure sento forte il desiderio (e il bisogno) di spiritualità e sono sicuro che molto del malessere che si percepisce oggi nell’aria dipenda dalla perdita di contatto con questa dimensione.

  2. Io sono atea, però in un momento molto difficile mi sono avvicinata (o meglio ci ho provato) alla chiesa, ma ovviamente senza risultati. Speravo che qualcosa di magico caputasse e il mio dolore diminuisse, in quel momento ero talmente debole che mi sono appoggiata anche a chi mi consigliava di rivolgermi a Dio. Pensavo “mal che vada non serve a niente” ma non volevo lasciare nulla di intentato. Secondo me sta tutto nella testa delle persone il potere e l’efficacia della religione, ma credo che se in qualche modo aiuta le persone a stare bene ben venga.

  3. Mi trovo molto d’accordo con la tua riflessione. E del resto credo che vada ben capita, in generale, la differenza tra religione e religiosità (o spiritualità). Le prime, in quanto espressione di potere e di controllo per quanto mi riguarda andrebbero eliminate dalla nostra vita e dal mondo. Invece non ho nulla contro chi, ognuno a modo suo, riesce a guardarsi all’interno ed ha relazionarsi con la natura ed il mondo circostante. Ed è proprio per questo che ciò dovrebbe essere un fatto del tutto personale e nessuno dovrebbe pretendere di imporre ad altri la propria visione così come invece ogni religione pretende di fare. Per quanto io poi sia ateo, come te sono un camminatore (a volte corro anche quando il mio fisico e gli acciacchi me lo consentono!) e in quei momenti, immerso nella natura e nei pensieri trovo la mia spiritualità che, non è fatta di preghiere o richieste ma semplicemente è un modo per apprezzare quel che di bello c’è e sentirmi bene con esso. Insomma, non concorrerò per il titolo di santo dell’anno ma ciò è quanto mi basta per sentirmi in pace con me stesso. Meglio di niente!

      1. Diciamo che è sufficiente a non impazzire ma anche a non far del male ne ad altri né a me stesso il che non mi sembra poi così male!🤷

  4. Credo che sia più che naturale rivolgersi a Dio in un momento simile a quello che hai descritto. Io credo in Dio, anche se naturalmente non capisco sempre i Suoi disegni. In alcuni momenti della mia vita ho creduto di aver perso la Fede, poi mi sono resa conto che non era così.
    A parte la prima notte di Nozze, al risveglio mi accorsi di non averla al dito, per fortuna l’ho ritrovata nel letto. Lo dicevo io che avevano sbagliato a prendere la misura. Mi sono anche detta: “Cominciamo bene!” 😁😁😁

  5. Per esperienza posso dire che è praticamente impossibile decidere di credere in Dio con la propria volontà. La fede è un dono che arriva, non si sa come né perché ma arriva dall’alto. Quando questo succede è come se ci venisse tolto un velo da davanti agli occhi che rendeva la vista come offuscata. A quel punto si parla la stessa lingua di tutti quelli a cui è capitato di ricevere la fede.
    Un saluto

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